Pasqua - rinascita e passaggio



La teologia cristiano cattolica ha ripreso dall'Antico Testamento l'evento della liberazione degli ebrei dall'Egitto e lo ha interpretato come premonizione della ventura resurrezione di Gesù. Cosa c'è in comune trai due eventi distanti tanto nel tempo quanto nello spazio? Come mai la teologia cristiana è arrivata a tale conclusione?
Nella cultura ebraica il momento del Pesach è il più importante dell'anno poichè sancisce la libertà del popolo israelita. E' un momento cruciale ed altamente simbolico che ha senso se preso nel contesto più ampio del libro dell'Esodo. Dapprima viene rivelato a Mosè dal roveto ardente il suo compito e le indicazioni per far si che il popolo venga liberato e questo scatena una serie di eventi a catena che porteranno attraverso l'intervento divino a compimento il destino segnato. Quello che avviene dopo l'esodo è altrettanto importante poichè abbiamo i famosi 40 anni nel deserto che porteranno il popolo israelita a soffrire ed essere messo alla prova dallo stesso Dio. Vi sono in questo periodo di 40 anni una serie di eventi importanti come la storia della Manna, del vitello d'oro e quella dei dieci comandamenti.
La teologia cristiano-cattolica ha spiegato questi eventi in funzione simbolica più che come una narrazione storica di un popolo. L'evento della resurrezione è esso stesso un passaggio dalla vita alla morte e dalla morte ad una nuova vita ed ha voluto calcare la mano su questo aspetto. L'evento antico-testamentale non è l'unico che contiene questa simbologia del "passaggio" infatti abbiamo svariate prove che YHWH pone ai suoi più fedeli seguaci tra cui lo stesso Abramo, patriarca dell'ebraismo. Tutti questi eventi possono essere ricondotti simbolicamente a momenti di passaggio dove da uno stato di oscurità si passa ad una nuova luce attraverso la morte "spirituale" di quello che si era prima. Una sorta di prova del fuoco che tempra corpo ed anima.
Nell'esodo viene fatta una profezia della liberazione a patto che si segua la guida del Dio.

Ora và! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». 11 Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti?». 12 Rispose: «Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte» Esodo 3:10-12

Altra profezia viene fatta da Gesù nel nuovo testamento

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?».
Giovanni 11:25-26 

Si ripercorre sempre un momento di passaggio che avviene se vi è fede nel Dio, si è ciechi difronte agli eventi e ci si lascia guidare dalle parole di Mosè o Gesù.
La bellezza della Pesach ebraica è la sua ricchezza di sfumature e narrazioni che si intrecciano nel racconto mitico-storico di un popolo. Dove nel Nuovo troviamo espressioni più neoplatoniche e mistiche nell'Antico troviamo la sabbia del deserto, la crudeltà del Faraone e lo sforzo del continuo peregrinare. Due modi di parlare a due popoli diversi con espressioni caratteristiche ma che narrano il medesimo simbolismo.


Perchè la fase nel deserto durò così tanto? E' possibile spiegare questo enorme lasso di tempo anche qui in maniera simbolica poichè è ovvio sin dalla cartina che il percorso guidato dal Dio non era assolutamente il più breve per arrivare alla terra promessa. In questi 40 anni persone sono morte, persone sono nate, vi è stato un ricambio, un passaggio di nozioni e di sapienza, il primo significato che ritroviamo in parallelo con il nuovo testamento è la nuova vita che ha portato questo peregrinare.
Il popolo è poi stato messo alla prova per la propria fiducia e lealtà, gli esempi della Manna e del vitello d'oro esemplificano bene due aspetti: il primo la fede sul fatto che il Signore non avrebbe mai fatto mancare da mangiare al suo popolo il secondo che che egli era diverso dagli altri idoli e che avrebbero dovuto fidarsi di lui per raggiungere la nuova terra.
Dalla crudezza degli eventi dell'Antico Testamento scorgiamo anche aspetti politeistici di un popolo che per forza di cose è venuto a contatto con più culti e civiltà e che difficilmente è rimasto puro da influenze. La forza di questi eventi si scontra con la prosa e le parabole cristiane che pongono gli stessi temi nella moltiplicazione dei beni e nel momento dell'ultima cena dove la fiducia verso Gesù viene messa alla prova nell'ultima cena annunciando un traditore tra gli apostoli.
Due metodi narrativi assai diversi, il primo di richiamo ancestrale e tribale, il secondo metafisico.

E' giusto però che la teologia cattolica si sia impossessata del Pesach e l'abbia sostituita con la Pasqua?
Qui entro nel personale e ritengo che vi sia stato l'interesse per l'istituzione di trovare anche forzatamente un momento per celebrare la resurrezione ed hanno usato il carattere simbolico di uno degli eventi più importanti dell'Antico Testamento come mezzo per veicolare questo avvenimento. Ritengo però ingiusto appropriarsi di alcuni eventi e stravolgerli in chiave cristica come ho trovato su alcuni articoli poichè non vi è alcuna traccia del figlio di Dio nell'antico testamento, né tanto meno troviamo evidenti premonizioni della sua venuta come si vuole lasciar intendere da alcune omelie.
Ritengo sia importante rispettare le tradizioni proprie quanto degli altri e ricordare che la Chiesa si è appropriata per le sue festività di eventi ancestrali che non hanno un vero nesso con quelli cattolici ma che si sono sovrapposti per una questione pratica, niente più.
E' importante invece sottolineare le allegorie comuni trai libri e le loro differenze in linguaggio e comunicazione (diretta nel nuovo, indiretta nel secondo) a identificare che il messaggio se pur lo stesso è stato canalizzato in maniera diversa per popoli diversi.


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