Eraclito - il fuoco e l'eterno divenire


Eraclito, olio su tavola di Hendrick ter Brugghen, 1628, Rijksmuseum


Filosofo greco vissuto attorno il 500 A.C. è considerato uno dei più importanti pensatori presocratici, soprannominato “l’oscuro”da Aristotele per le sua cripticità è stato per me oggetto di studio approfondito in questi giorni di clausura forzata. Di lui ci arrivano solo frammenti delle sue opere ma tanto è bastato per guadagnarsi questa fama che lo stesso Platone ha poi potuto confermare.
Eraclito è spesso collegato all’elemento del fuoco laddove gli altri famosi filosofi presocratici individuano diversi elementi naturali al centro della creazione del mondo. Questi filosofi cercavano di trovare l’essenza dell’archè, una parola che racchiude in sé il significato di “principio” ed “origine”, termini che noi usiamo come sinonimi ma a cui forse è opportuno dare una sottile distinzione al fine di capire meglio cosa volesse dire veramente “archè”.
L’origine è l’inizio da cui non deriva nient’altro prima, l’origine è lo zero nelle coordinate spaziali. Un principio invece è un punto iniziale da cui si prosegue, esistono infatti molteplici principi, anche dialetticamente un principio è un’affermazione da cui partono successive speculazioni (principio della fisica es.). L’archè ha quindi una duplice natura, è sia un evento primo che un moto d’inizio, sottolineatura fondamentale per il successivo discorso.
Perché allora Eraclito vedeva il fuoco come archè, invece che l’acqua o la terra come altri filosofi dell’epoca? Eraclito nella sua osservazione della natura notò il fuoco come archetipo dell’eterno divenire, del mutare forma e sostanza. Qualunque elemento sottoposto al giusto calore cambia principi fisici e molecolari.


A differenza di altri elementi che sono “attivati” da un fenomeno (l’acqua che diventa ghiaccio con le basse temperature) il fuoco è il principio di attivazione dei cambiamenti. Per questo viene spesso associato al celebre “panta rei” anche se questo è un detto di un suo discepolo che ha estremizzato il concetto di “divenire” nella filosofia eraclitea. Il panta rei spesso diventa un continuo divenire, senza possibilità di comprendere forma e sostanza, un moto perpetuo che non ci da l’opportunità di capirne l’essenza. Secondo la mia interpretazione quello che Eraclito vide nel fuoco era il semplice moto delle sue fiamme verso l’alto, questa aspirazione del fuoco a raggiungere il cielo e trasformare la materia in qualcosa che possa elevarsi e lasciare a terra i le sue scorie. Come banalmente vediamo un tronco ardere esso vede i suoi legami atomici disgregarsi generando da una parte cenere che va a terra e dall’altra CO2 che tramite l’aria calda ascende. In questo senso credo Eraclito intendesse questo eterno divenire.

Il fuoco è un simbolo presente in tantissime culture che hanno sviluppato una propria filosofia osservando la natura e ritroviamo molti dei suoi significa simbolici sparsi per il mondo ma questo di archè è ben più sottile e forse unico. Forse poiché secondo me esiste un altro esempio di fuoco come simbolo dell’archè, mi riferisco al famoso episodio di Mosè al Monte Oreb. Nel mito ben noto il fuoco che copre il roveto è perenne, non si dissipa consumando l’arbusto, il fuoco d’origine divina è immanente. E’ interessante poi notare la dualità tra Mosè il cui nome è legato all’elemento dell’acqua (colui che è estratto dall’acqua) ed il fuoco come a sottintendere che un elemento influenzi l’altro al fine di mutare il suo stato. E’ infatti da questo episodio che nasce il processo che porterà Mosè a liberare il suo popolo dalle grinfie del Faraone.

Il fuoco è l'eterno divenire delle nostre vite che si muovono aspirando verso l'alto che Eraclito ha riassunto, se pur nella sua cripticità, nei suoi scritti. Eraclito vede l'archè come un processo creatore piuttosto che un ente creatore a differenza dei suoi contemporanei ponendolo secondo me un passo avanti nella comprensione di questo intricato universo.



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